Nel saggio
"Figure", il designer
Falcinelli pone brillantemente in risalto il fatto che, dalle pareti delle caverne dell’arte rupestre ai grandi affreschi rinascimentali, per millenni l’arte ha vissuto senza cornici.
Ma dal XVI secolo i
quadri divennero lo standard e l’arte fu per sempre imprigionata in rettangoli.
Le figure iniziarono a poter entrare o uscire dai bordi, aggiungendo tensione, movimento e infine il tempo.
Come in questo scatto, dove il centro ha un peso marginale e i margini un ruolo centrale.
Lo spazio vuoto tra i due pugni alzati al cielo crea separazione e introduce una relazione tra i soggetti principali. Permette allo sguardo di scorrere da uno all’altro, come quando al cinema seguiamo un dialogo. Produce, ovvero, un senso di movimento e con esso lo scorrere del tempo.
Come afferma
Fontana: "
lo scorrere del tempo influisce sull'organizzazione dello spazio".
L’immagine statica di un frontman, con il braccio proteso per la causa palestinese, diventa ora un botta e risposta in divenire. Diventa
cinema, e con esso lo svolgimento di una storia.
Una storia che, purtroppo, abbiamo condiviso tutti assieme nella sofferenza. E questa foto mi ricorda sempre che non esiste condivisione senza un dialogo. Mi ricorda sempre che la fotografia è comunicazione.